Postazione in ufficio con apparecchi lineari e indicazione delle direzioni di osservazione per l’abbagliamento
La percezione dell’abbagliamento dipende dall’intero campo visivo, non dal solo apparecchio.

Che cosa significa “UGR < 19”? UGR è l’acronimo di Unified Glare Rating, un indice usato per valutare l’abbagliamento molesto negli ambienti interni. La dicitura indica un valore inferiore a 19 nelle condizioni considerate: non è una caratteristica fissa dell’apparecchio. Il risultato cambia con la posizione dell’osservatore, la direzione dello sguardo, la geometria del locale, le riflettanze e la disposizione degli apparecchi. La tabella del produttore è utile per una prima selezione, ma non dimostra automaticamente che il progetto rispetti il limite richiesto.

Confondere un valore tabellare con una prestazione garantita può portare a scegliere un’ottica corretta sulla carta e ottenere comunque un ambiente fastidioso. Vediamo quindi come interpretare l’UGR, quali controlli svolgere nel software e come documentare il risultato senza scorciatoie.

Che cosa misura davvero l’UGR

L’UGR è un indice elaborato dalla CIE per stimare l’abbagliamento molesto prodotto dagli apparecchi di illuminazione negli ambienti interni. Non misura la perdita di capacità visiva, ma il disagio percepito quando nel campo visivo compaiono sorgenti troppo luminose rispetto allo sfondo.

Nel calcolo intervengono quattro elementi fondamentali: la luminanza di sfondo, la luminanza della parte luminosa di ciascun apparecchio nella direzione dell’osservatore, l’angolo solido sotteso dalla sorgente e l’indice di posizione. Quest’ultimo pesa la collocazione dell’apparecchio nel campo visivo: una sorgente vicina alla linea di vista è generalmente più critica della stessa sorgente in posizione periferica.

La scala è logaritmica. Una piccola variazione numerica non va quindi letta come una semplice differenza percentuale. Inoltre il risultato appartiene alla coppia impianto–osservatore: spostare il punto di vista o ruotare lo sguardo può cambiare il valore anche senza modificare alcun apparecchio.

UGR tabellare e UGR di progetto non sono la stessa cosa

A cosa serve la tabella UGR

Il metodo tabellare definito dalla CIE 117:1995 permette di confrontare apparecchi in locali rettangolari di riferimento. Le tabelle riportano valori per combinazioni standardizzate di proporzioni del locale, riflettanze, interdistanze e orientamento dell’osservatore. Sono quindi uno strumento di classificazione e preselezione, non una fotografia del cantiere reale.

La documentazione ufficiale DIAL aggiornata il 21 maggio 2026 ricorda che le tabelle utilizzano ambienti e condizioni standard: dimensioni espresse rispetto all’altezza H tra occhio e piano degli apparecchi, observer position convenzionale e rapporti geometrici prestabiliti. Se il progetto non coincide con tali ipotesi, la dicitura commerciale “UGR < 19” non basta.

Che cosa deve verificare il progetto

Nel modello reale occorre valutare le posizioni occupate e le direzioni di vista plausibili. In un ufficio, per esempio, non è sufficiente collocare un osservatore al centro della parete: le persone possono guardare lungo una fila di apparecchi, verso una lavagna, una porta o un collega. Il controllo deve intercettare le condizioni peggiori ragionevolmente prevedibili, non soltanto il punto più favorevole.

Perché lo stesso apparecchio può dare risultati diversi

Geometria e riflettanze

Pareti scure riducono la luminanza di sfondo e possono aumentare il contrasto con gli apparecchi. Pareti e soffitti più chiari possono mitigare il rapporto di luminanza, ma non devono essere usati come correzione artificiosa: i valori inseriti nel modello devono rappresentare materiali e stato manutentivo reali.

Numero, disposizione e altezza degli apparecchi

Aumentare il numero di sorgenti visibili, allinearle con lo sguardo o ridurre la distanza dall’occhio può peggiorare l’UGR. Anche un apparecchio con emissione ben controllata può diventare critico se molte unità compaiono simultaneamente nel campo visivo. Al contrario, una diversa rotazione dell’ottica o un arretramento della prima fila possono migliorare la condizione senza cambiare prodotto.

Direzione di vista e apertura luminosa

Il file fotometrico deve descrivere correttamente intensità e dimensioni della superficie luminosa. Usare un LDT o IES non aggiornato, oppure attribuire dimensioni luminose diverse da quelle reali, altera la luminanza calcolata. È particolarmente importante con ottiche lineari, microprismatiche o schermate, la cui emissione cambia sensibilmente secondo il piano di osservazione.

Esempio applicativo: open space con file lineari

Consideriamo un open space di 8 × 12 metri, alto 3 metri, con postazioni disposte in due isole e apparecchi lineari paralleli al lato lungo. La scheda del prodotto riporta “UGR < 19” nelle condizioni tabellari del costruttore.

Nel primo controllo l’osservatore guarda trasversalmente alle file: poche aperture luminose ricadono vicino alla linea di vista. Nel secondo guarda lungo il corridoio centrale: molte unità si sovrappongono prospetticamente e il risultato peggiora. A titolo puramente didattico, lo stesso modello potrebbe restituire 18,4 nella prima direzione e 21,1 nella seconda. Questi numeri non rappresentano un prodotto reale, ma mostrano perché una sola verifica può nascondere la condizione critica.

Prima di sostituire tutti gli apparecchi si possono confrontare più interventi: ruotare le file, arretrare la prima unità, aumentare la quota di installazione, scegliere una distribuzione con minore luminanza alle alte angolazioni o rivedere il rapporto tra luce diretta e luminanza delle superfici. La soluzione migliore è quella che controlla l’abbagliamento senza sacrificare illuminamento, uniformità, modellazione e potenza installata.

Workflow operativo per una verifica affidabile

1. Controllare fotometria e dimensioni luminose

Importare il file corretto per la variante esatta dell’apparecchio e verificare flusso, potenza, orientamento, dimensioni e posizione della superficie emittente.

2. Modellare il locale reale

Inserire geometrie, arredi rilevanti e riflettanze coerenti con materiali, colori e condizioni di manutenzione previste. Evitare valori “ottimistici” scelti soltanto per migliorare l’indice.

3. Definire osservatori realistici

Posizionare gli occhi all’altezza pertinente all’attività e includere sedute, passaggi e postazioni permanenti. La documentazione DIAL indica 1,2 metri come altezza standard dell’osservatore nel metodo, ma il progetto deve considerare anche situazioni diverse quando sono plausibili.

4. Calcolare più direzioni di vista

Verificare almeno le direzioni principali e quelle in cui le file di apparecchi risultano longitudinali. Nei layout flessibili conviene creare una griglia di punti o una matrice di osservatori, invece di affidarsi a una sola posizione.

5. Cercare il caso peggiore occupato

Il valore decisivo non è la media dell’ambiente. Va individuata la condizione più critica nelle zone effettivamente utilizzate, escludendo soltanto posizioni impossibili o non pertinenti e motivando l’esclusione nella relazione.

6. Ottimizzare e ricalcolare

Confrontare modifiche di ottica, orientamento, interdistanza, quota e distribuzione luminosa. Dopo ogni variante verificare anche illuminamenti, uniformità, resa delle superfici ed energia: risolvere un indicatore non deve crearne altri.

7. Documentare le ipotesi

La relazione dovrebbe riportare software e versione, file fotometrici, geometria, riflettanze, altezza degli occhi, coordinate e direzioni degli osservatori, scenari di accensione e valori ottenuti. Una schermata isolata con la scritta “UGR 19” non rende il calcolo ripetibile.

Limiti dell’indice da conoscere

L’UGR è stato sviluppato per apparecchi di illuminazione elettrica negli interni e non sostituisce altre metriche. L’abbagliamento da luce naturale richiede valutazioni dedicate, come il DGP negli studi dinamici; l’abbagliamento debilitante riguarda invece la riduzione della capacità visiva e segue criteri differenti.

Un secondo limite riguarda le sorgenti a luminanza non uniforme. La CIE 232:2019 evidenzia che il metodo originario usa la luminanza media della sorgente, mentre molti apparecchi LED mostrano forti contrasti tra chip, lenti, celle e zone schermate. Due prodotti con uguale luminanza media possono quindi non essere percepiti allo stesso modo.

Infine, l’indice descrive una risposta media e non elimina la variabilità individuale. Età, adattamento, tempo di esposizione e sensibilità personale influenzano il comfort: il rispetto numerico è una base progettuale, non una garanzia assoluta per ogni utente.

Errori comuni da evitare

Trattare “UGR < 19” come un certificato di prodotto. Il dato tabellare vale per condizioni di riferimento e deve essere accompagnato dalla verifica dell’impianto.

Controllare un solo osservatore. Una direzione trasversale favorevole può nascondere il problema lungo le file.

Usare riflettanze generiche. Cambiare il colore delle superfici nel modello può spostare il risultato senza descrivere l’ambiente costruito.

Ignorare la superficie luminosa. Dimensioni errate o una fotometria non corrispondente alla variante installata compromettono la stima della luminanza.

Confondere UGR e riflessi sugli schermi. L’abbagliamento diretto e le riflessioni velanti sui display sono problemi collegati ma distinti; entrambi richiedono controllo.

Progettare esattamente sulla soglia. Tolleranze di posa, sostituzioni di prodotto e differenze dei materiali consigliano un margine ragionevole, soprattutto nelle postazioni sensibili.

Conclusione: dal dato di catalogo alla scena visiva

La scritta UGR < 19 può essere un buon filtro iniziale, ma acquista significato soltanto dentro un ambiente, con osservatori e direzioni di vista definiti. Un progetto affidabile mette in relazione fotometria, luminanze, geometria e uso reale dello spazio, quindi documenta il caso peggiore in modo verificabile.

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