Due sorgenti LED possono avere la stessa temperatura di colore, lo stesso CRI 90 e una resa visiva sorprendentemente diversa. Una può mantenere i colori vicini al riferimento, l’altra può saturare i rossi, indebolire i verdi o spostare alcune tonalità senza che il solo valore Ra renda evidente la differenza.
Il metodo ANSI/IES TM‑30‑24 nasce per descrivere la resa cromatica in modo più articolato. Non restituisce un unico “voto”, ma combina indici medi, misure riferite a specifiche famiglie cromatiche e rappresentazioni grafiche. Per il lighting designer il vantaggio non consiste nell’avere più numeri: consiste nel poter collegare lo spettro della sorgente all’effetto desiderato su materiali, prodotti, opere, pelle e superfici.
La domanda corretta non è quindi «qual è la lampada con il TM‑30 migliore?», ma: quale comportamento cromatico è coerente con l’esperienza visiva e con il compito previsto in quello spazio?
Perché il solo CRI può non bastare
Il General Colour Rendering Index Ra, definito dalla CIE, è ancora ampiamente utilizzato in norme, capitolati e schede tecniche. Riassume in un valore medio la differenza cromatica di un gruppo limitato di campioni rispetto a una sorgente di riferimento.
La CIE ha riconosciuto limiti del CRI come misura di fedeltà, particolarmente evidenti con le sorgenti allo stato solido. Un valore medio può nascondere comportamenti molto differenti tra le varie tonalità e non descrive aspetti percettivi come aumenti di saturazione, riduzioni di croma o spostamenti di tinta.
Questo non significa che Ra sia inutile. Significa che non dovrebbe essere interpretato come misura completa della “qualità del colore”. Anche R9, spesso aggiunto per controllare il rosso saturo, resta una lettura parziale: osserva un campione specifico, non l’intera struttura delle distorsioni cromatiche.
Che cosa misura ANSI/IES TM‑30‑24
TM‑30 utilizza 99 Color Evaluation Samples, scelti per rappresentare in modo più ampio e uniforme le caratteristiche spettrali e cromatiche degli oggetti reali. Il metodo confronta il loro aspetto sotto la sorgente in esame e sotto un illuminante di riferimento appropriato.
I risultati comprendono:
- Rf – Fidelity Index: fedeltà cromatica media;
- Rg – Gamut Index: variazione media del croma;
- Rf,hj: fedeltà riferita alle singole regioni di tinta;
- Rc,hj: variazione locale del croma;
- Rh,hj: spostamento locale di tinta;
- Color Vector Graphic: rappresentazione visiva di direzione e ampiezza delle variazioni.
La forza del metodo sta nel leggere insieme questi elementi. Rf e Rg sintetizzano il comportamento globale; gli indici locali e il grafico mostrano dove si verificano le differenze.
Rf: fedeltà non significa preferenza
Rf descrive quanto l’aspetto medio dei 99 campioni si avvicina a quello prodotto dall’illuminante di riferimento. Un valore più alto indica, in media, differenze minori. Il valore massimo è 100.
È fondamentale non trasformare Rf in un giudizio universale. Una sorgente con fedeltà molto alta è utile quando si desidera conservare l’aspetto dei colori: confronto di campioni, valutazione di materiali, alcuni ambienti espositivi, lavorazioni cromatiche o attività nelle quali l’alterazione deve essere contenuta.
Ma Rf non misura da solo:
- preferenza degli utenti;
- vividezza o saturazione percepita;
- naturalezza complessiva della scena;
- appropriatezza per uno specifico prodotto;
- qualità dell’illuminazione nel suo insieme.
Una sorgente leggermente meno fedele può essere preferita in un ambiente commerciale se produce un aumento controllato del croma nelle tonalità rilevanti. La scelta deve però essere intenzionale e verificata, non dedotta automaticamente da un indice medio.

Rg: come leggere l’aumento o la riduzione del gamut
Rg misura il cambiamento medio del croma rispetto al riferimento. In termini generali:
- Rg vicino a 100 indica un gamut medio simile al riferimento;
- Rg superiore a 100 indica un aumento medio del croma;
- Rg inferiore a 100 indica una riduzione media del croma.
“Superiore” non significa automaticamente “migliore”. Un Rg elevato può rendere alcuni colori più vividi, ma anche produrre una scena innaturale o penalizzare la coerenza tra tonalità. Allo stesso modo, Rg 100 non garantisce neutralità per ogni colore: aumenti in alcune zone e riduzioni in altre possono compensarsi nel valore medio.
Per questo Rg deve essere letto insieme al Color Vector Graphic e agli indici locali.

Il Color Vector Graphic: la parte più utile per il progetto
Il Color Vector Graphic divide il cerchio cromatico in 16 hue-angle bins e confronta, per ogni zona, la posizione media dei campioni sotto la sorgente test con quella sotto il riferimento.
La lettura pratica può seguire tre domande:
Il vettore si sposta verso l’esterno o verso l’interno?
Uno spostamento verso l’esterno indica un aumento locale del croma; verso l’interno indica una riduzione. Se il progetto riguarda alimenti, tessuti o materiali con colori dominanti, questa informazione può essere più utile del solo Rg medio.
Il vettore ruota lateralmente?
Una rotazione rispetto alla posizione di riferimento indica uno spostamento di tinta. Un oggetto può quindi apparire non soltanto più o meno saturo, ma leggermente orientato verso una tonalità diversa.
Il comportamento è uniforme?
Un profilo regolare suggerisce variazioni distribuite in modo relativamente omogeneo. Deformazioni localizzate mostrano invece che alcune famiglie cromatiche sono trattate diversamente dalle altre.
Il grafico non dice quale soluzione scegliere. Permette di vedere quale compromesso si sta scegliendo.

CIE Rf e TM‑30: collegati, ma non sinonimi di qualità totale
La CIE ha pubblicato nel 2017 il proprio Colour Fidelity Index Rf, sviluppato per correggere diverse limitazioni tecniche del CRI come misura di fedeltà. Il metodo utilizza anch’esso 99 campioni ed è basato sul lavoro originario di TM‑30.
Nella Position Statement CIE PS 002:2025, la CIE raccomanda alla comunità dell’illuminazione di iniziare ad adottare il General Colour Fidelity Index Rf e di sostituire progressivamente Ra nei documenti pertinenti. Per garantire una transizione ordinata, suggerisce di riportare entrambi gli indicatori in parallelo finché Rf non sarà ampiamente consolidato.
La stessa CIE chiarisce però che la fedeltà resta una sola componente della qualità cromatica. Preferenza, croma, compito visivo, contesto e materiali richiedono ulteriori valutazioni.
Un metodo di scelta in sei passaggi
1. Definire cosa deve apparire correttamente
Prima dei numeri occorre individuare oggetti, materiali e utenti: opere d’arte, capi di abbigliamento, alimenti, superfici lignee, incarnati, campioni industriali o finiture architettoniche. Ogni applicazione attribuisce importanza diversa alle famiglie cromatiche.
2. Richiedere dati spettrali e report TM‑30
Una scheda con CCT e CRI non è sufficiente per un’analisi avanzata. È utile richiedere al produttore distribuzione spettrale di potenza, Rf, Rg, Color Vector Graphic e indici locali, riferiti alla variante e alla temperatura di colore effettivamente selezionate.
3. Impostare soglie come filtri, non come progetto
Rf e Rg possono aiutare a escludere sorgenti inadatte, ma non dovrebbero definire da soli la soluzione. Una prescrizione come “Rf alto e Rg vicino a 100” può essere coerente con un obiettivo di fedeltà; un ambiente retail potrebbe richiedere un diverso equilibrio, controllando con attenzione le zone cromatiche interessate.
4. Leggere il grafico rispetto alla palette reale
Se il progetto utilizza prevalentemente legni caldi, rossi, verdi vegetali o tessuti blu, occorre osservare cosa accade nei relativi hue bins. Il valore medio globale può essere simile tra due sorgenti mentre la risposta locale cambia sensibilmente.
5. Realizzare un mock-up con materiali reali
I dati consentono di formulare ipotesi più informate; la verifica visiva resta decisiva. Il mock-up dovrebbe utilizzare gli apparecchi, le ottiche, i livelli di illuminamento e i materiali previsti, evitando confronti eseguiti con quantità di luce o adattamenti visivi molto differenti.
6. Documentare la scelta
Nel capitolato o nella relazione conviene registrare CCT, Ra, Rf, Rg, eventuali indici locali, versione del metodo e motivazione progettuale. Durante la fase di transizione indicata dalla CIE, riportare Ra e Rf insieme rende il dato più leggibile e confrontabile.
Esempio: due sorgenti CRI 90 in una boutique
Immaginiamo due sorgenti da 3000 K, entrambe dichiarate CRI 90.
- Sorgente A: Rf elevato, Rg vicino a 100 e grafico relativamente regolare;
- Sorgente B: Rf leggermente inferiore, Rg superiore a 100 e aumento del croma concentrato nelle zone rosso-arancio.
Per un’area in cui devono essere confrontati con precisione tessuti di colori diversi, la sorgente A può offrire maggiore neutralità. Per un’esposizione di pellami caldi o accessori nei toni rossi, la sorgente B potrebbe rendere il prodotto più vivido, purché il mock-up escluda alterazioni eccessive.
Non esiste un vincitore assoluto. Il TM‑30 rende esplicito il comportamento che il solo CRI 90 lascia nascosto.
Applicazioni con esigenze differenti
Musei e spazi espositivi
La fedeltà può essere prioritaria, ma occorre considerare la palette dell’opera, i livelli contenuti, la conservazione e l’effetto percettivo alle basse luminanze. Il solo Rf non risolve questi aspetti.
Retail e hospitality
Una moderata variazione del croma può sostenere identità e presentazione dei prodotti. È però necessario evitare distorsioni di tinta e verificare l’intera scena, compresi pelle, materiali e packaging.
Uffici, scuole e ambienti sanitari
La resa cromatica deve essere coerente con compiti, riconoscimento visivo e materiali. Le eventuali soglie normative restano da rispettare; TM‑30 può integrare il capitolato con una descrizione più precisa.
Showroom di materiali
Quando il cliente deve confrontare finiture, vernici, tessuti o legni, la fedeltà e la stabilità tra apparecchi assumono particolare importanza. Anche differenze tra lotti o regolazioni tunable white devono essere controllate.
Gli errori più comuni
- considerare CRI 90 una descrizione completa della resa cromatica;
- trattare Rf come un nuovo voto universale di qualità;
- pensare che Rg maggiore di 100 significhi sempre colori migliori;
- leggere Rf e Rg senza osservare il Color Vector Graphic;
- ignorare spostamenti di tinta perché il gamut medio è vicino a 100;
- confrontare sorgenti con CCT, livelli o condizioni visive molto diverse;
- usare dati riferiti a una variante differente dell’apparecchio;
- prescrivere soglie senza collegarle a materiali e obiettivi;
- saltare il mock-up nei progetti nei quali il colore è decisivo;
- confondere fedeltà, preferenza, vividezza e naturalezza.
Checklist prima della specifica
- applicazione e palette cromatica definite;
- CCT e condizioni di utilizzo stabilite;
- Ra e Rf disponibili in parallelo;
- Rg controllato e interpretato correttamente;
- Color Vector Graphic analizzato;
- hue bins rilevanti verificati;
- dati riferiti al codice prodotto esatto;
- mock-up eseguito con materiali reali;
- criteri riportati nel capitolato;
- versione TM‑30 dichiarata.
Conclusione: dalla resa cromatica generica a una scelta consapevole
ANSI/IES TM‑30‑24 non elimina la complessità del colore; la rende leggibile. Rf descrive la fedeltà media, Rg la variazione media del gamut, mentre grafici e indici locali mostrano dove la sorgente aumenta, riduce o sposta i colori.
Il salto di qualità avviene quando questi dati vengono collegati alla scena reale. Il progettista non deve cercare il numero più alto, ma costruire una relazione coerente tra spettro, materiali, persone e obiettivo percettivo.
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Fonti ufficiali consultate il 20 agosto 2026: ANSI/IES TM‑30‑24; IES – Gamut Index Rg; IES – Color Vector Graphic; CIE 224:2017 – Colour Fidelity Index; CIE PS 002:2025 – Colour Quality Metrics.
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