Un ambiente può raggiungere l’illuminamento richiesto sul piano di lavoro e continuare a far apparire i volti scuri, i gesti poco leggibili e i volumi privi di profondità. Il problema nasce quando il progetto controlla soltanto la luce che arriva su una superficie orizzontale, ignorando quella che raggiunge persone e oggetti dalle diverse direzioni.

L’illuminamento cilindrico serve proprio a descrivere questa componente spaziale. Non sostituisce illuminamento orizzontale, UGR, luminanze o resa cromatica: aggiunge un controllo sulla quantità di luce che circonda un punto e contribuisce al riconoscimento dei volti, alla comunicazione e alla percezione tridimensionale dell’ambiente.

Che cos’è davvero l’illuminamento cilindrico

La CIE definisce l’illuminamento cilindrico come il valore medio dell’illuminamento sulla superficie laterale di un cilindro molto piccolo, reale o immaginario, orientato verticalmente in un punto dello spazio. In modo equivalente può essere interpretato come la media degli illuminamenti verticali valutati in tutte le direzioni azimutali.

La grandezza, indicata spesso come Ez oppure Ev,c, è espressa in lux. Il cilindro non privilegia una direzione di osservazione: rappresenta la luce che raggiunge il punto lungo l’intero giro orizzontale. Questa caratteristica lo rende diverso da un singolo piano verticale rivolto, per esempio, verso la parete o verso la finestra.

Perché un solo piano verticale non è equivalente

L’illuminamento verticale cambia ruotando il piano di misura. In una sala con una grande finestra, il valore rivolto verso il serramento può essere molto diverso da quello misurato nella direzione opposta. L’illuminamento cilindrico media invece l’intero insieme delle direzioni e restituisce una descrizione globale della luce che avvolge il punto.

La media di quattro misure verticali ortogonali può essere usata come approssimazione operativa, purché il metodo sia dichiarato. Non coincide però automaticamente con l’integrazione continua sull’intero cilindro e può perdere distribuzioni fortemente asimmetriche.

Orizzontale, verticale e cilindrico: cosa raccontano

GrandezzaSuperficie di riferimentoUtilità principaleLimite
Illuminamento orizzontalepiano di lavoro o pavimentovisibilità del compito e uniformitànon descrive la luce sui volti
Illuminamento verticalepiano con direzione definitaluce verso osservatore, parete o sensoredipende dall’orientamento
Illuminamento cilindricosuperficie laterale di un cilindro verticaleluce media attorno al puntonon descrive da solo la direzionalità
Luminanzasuperficie osservataimpressione di luminosità e contrastorichiede materiali e direzione di vista

Una buona verifica non sceglie una sola grandezza, ma le usa insieme. L’illuminamento orizzontale controlla il compito; quello cilindrico aiuta a valutare la luce sulle persone; le luminanze e l’UGR completano l’analisi del campo visivo.

Illuminamento cilindrico e modellato

La percezione dei volumi dipende dall’equilibrio tra luce diffusa e luce direzionale. Una luce quasi esclusivamente zenitale può produrre ombre marcate sotto occhi e mento; una luce totalmente diffusa può appiattire forme e materiali. Per questo il confronto tra illuminamento cilindrico e orizzontale viene utilizzato come indicatore approssimativo del modellato.

Il rapporto Ez/Eh è utile per confrontare varianti dello stesso progetto, ma non deve diventare un numero magico. Lo stesso rapporto può derivare da distribuzioni spaziali diverse e non garantisce automaticamente comfort, riconoscimento facciale o assenza di abbagliamento. Come ricorda la documentazione tecnica DIAL, si tratta di una valutazione orientativa del rapporto tra componente diffusa e direzionale.

Caso applicativo: una sala riunioni

Consideriamo una sala riunioni di 8 × 6 metri con un tavolo centrale. L’obiettivo sul piano di lavoro viene raggiunto in entrambe le alternative. I valori seguenti sono volutamente didattici e non costituiscono soglie normative trasferibili ad altri ambienti.

SoluzioneEh medio sul tavoloEz medio nell’area occupataOsservazione
A — soli downlight520 lx95 lxtavolo ben illuminato, volti più scuri e ombre marcate
B — diretta, indiretta e luce sulle pareti500 lx175 lxmaggiore leggibilità dei volti e migliore luminosità percepita
Esempio concettuale: i risultati effettivi dipendono da geometria, fotometrie, riflettanze e scena luminosa.

La seconda soluzione non richiede necessariamente più potenza. Una parte del flusso viene ridistribuita verso soffitto e superfici verticali, mentre apparecchi con emissione più ampia migliorano la componente proveniente da diverse direzioni. Il progetto deve poi controllare che la nuova distribuzione non introduca riflessi sui monitor o abbagliamento nelle direzioni di vista.

Dove collocare la verifica

L’altezza del piano cilindrico deve essere coerente con la posizione delle persone e con il profilo normativo applicato. In un ufficio prevalentemente seduto non ha senso controllare soltanto una quota riferita a persone in piedi; in una reception o in un’area di circolazione avviene il contrario. Quando sono presenti entrambe le condizioni possono essere necessarie due verifiche.

Anche l’estensione della griglia è decisiva. Una media calcolata sull’intero locale può nascondere zone scure tra le postazioni o vicino alle pareti. È preferibile delimitare l’area effettivamente occupata e controllare sia il valore medio sia la distribuzione dei punti, senza estrapolare requisiti previsti per una specifica attività a zone con uso differente.

Workflow in DIALux evo e negli altri software

  1. Definire attività e profilo: individuare il requisito applicabile prima di inserire apparecchi.
  2. Stabilire l’area occupata: escludere zone non rappresentative soltanto quando il criterio lo consente e documentarlo.
  3. Impostare la quota corretta: riferirla a persone sedute, in piedi o a entrambe le condizioni.
  4. Calcolare la scena pertinente: evitare di confrontare risultati provenienti da scenari differenti.
  5. Verificare Eh ed Ez: usare la stessa zona e lo stesso stato di manutenzione.
  6. Osservare la distribuzione: non limitarsi al solo valore medio riportato nel riepilogo.
  7. Controllare UGR e luminanze: un Ez elevato non compensa abbagliamento o superfici troppo brillanti.
  8. Documentare metodo e versione: specificare software, profilo, quota, griglia, scena e fattore di manutenzione.

DIALux evo integra i criteri aggiornati della EN 12464-1:2021 e consente di valutare gli oggetti di calcolo secondo il profilo selezionato. Prima di affidarsi all’indicatore verde o rosso è comunque necessario controllare definizione dell’oggetto, altezza, scena e area della griglia. Il simbolo di conformità non corregge un’impostazione geometrica sbagliata.

Come verificare in campo

Un luxmetro convenzionale misura l’illuminamento su un piano. Per ricavare un’approssimazione cilindrica si possono eseguire misure verticali in più direzioni alla stessa quota e calcolarne la media. Occorre mantenere fissi punto, altezza, orientamenti e condizioni della scena.

  • segnare sul disegno i punti di misura;
  • utilizzare direzioni azimutali definite e ripetibili;
  • evitare che l’operatore ombreggi il sensore;
  • registrare luce naturale e stato delle schermature;
  • riportare dimming, scena, ora e apparecchi attivi;
  • confrontare misura e calcolo usando lo stesso fattore di manutenzione o correggendo il confronto.

Per una verifica metrologica rigorosa serve uno strumento o una procedura coerente con la definizione adottata. La media di poche direzioni resta un’approssimazione e deve essere presentata come tale nel verbale.

Errori comuni

  • Confondere verticale e cilindrico: un piano rivolto verso nord non rappresenta tutte le direzioni.
  • Usare una quota predefinita senza verificare l’attività: il risultato può non descrivere i volti degli occupanti reali.
  • Mediare tutto il locale: zone inutilizzate possono migliorare artificialmente il valore medio.
  • Confrontare scene diverse: Eh ed Ez devono riferirsi alla stessa configurazione.
  • Aumentare soltanto il flusso: il problema è spesso distributivo, non quantitativo.
  • Ignorare la luce diurna: la distribuzione cilindrica può cambiare molto tra giorno e sera.
  • Dimenticare pareti e soffitto: le interriflessioni dipendono dalle riflettanze reali.
  • Trascurare l’abbagliamento: più luce sui volti non significa automaticamente maggiore comfort.

Limiti del parametro

L’illuminamento cilindrico non indica da quale direzione provenga la luce dopo la media e non descrive direttamente contrasto, ombre, spettro o resa cromatica. Due soluzioni con lo stesso Ez possono produrre volti e spazi differenti. Per valutazioni critiche restano utili viste di luminanza, rendering controllati e mock-up osservati dalle reali direzioni di utilizzo.

Il parametro va quindi letto come parte di un sistema: illuminamento sul compito, luce sulle superfici, modellato, abbagliamento, colore e controllo. La norma fornisce requisiti legati alle attività, ma non sostituisce il giudizio progettuale.

Conclusione

Progettare soltanto sul piano orizzontale significa descrivere bene il tavolo e male le persone. L’illuminamento cilindrico introduce una visione tridimensionale della luce e aiuta a riconoscere quando un impianto, pur corretto in lux, non rende leggibili volti e volumi.

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Fonti tecniche: CIE e-ILV, illuminamento cilindrico; BS EN 12464-1:2021; DIALux evo 11, aggiornamento EN 12464-1:2021; DIAL, definizioni di illuminamento. Verifica effettuata il 2 ottobre 2026. Immagine in evidenza: Rodeo Project Management Software su Unsplash.


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