Un report DIALux pieno di spunte verdi non equivale, da solo, a una dichiarazione di conformità ai CAM. È un ottimo punto di partenza, ma i Criteri Ambientali Minimi chiedono molto più di un calcolo fotometrico: richiedono prestazioni, sistemi di controllo, caratteristiche documentate dei prodotti, coerenza progettuale e verifiche sull’impianto realizzato.

La domanda corretta, quindi, non è «DIALux verifica i CAM?», ma: quali parti dei CAM possono essere dimostrate con DIALux evo e quali richiedono altri elaborati?

Aggiornamento normativo – luglio 2026. Dal 2 febbraio 2026 sono in vigore i nuovi CAM Edilizia 2025, adottati con D.M. 24 novembre 2025. Hanno sostituito l’edizione 2022 e il successivo correttivo. Il riferimento per l’illuminazione interna è ora il criterio 2.3.4 “Impianti di illuminazione per interni”.

CAM: perché riguardano direttamente il progettista illuminotecnico

I CAM non sono semplici raccomandazioni “green”. Negli appalti pubblici, le specifiche tecniche e le clausole contrattuali pertinenti sono obbligatorie ai sensi dell’articolo 57, comma 2, del D.Lgs. 36/2023. La pagina ufficiale del MASE dedicata ai CAM vigenti raccoglie i decreti e i testi aggiornati.

Per il lighting designer questo significa tradurre un requisito generale di sostenibilità in scelte verificabili: quantità e qualità della luce, potenza installata, logiche di regolazione, durata delle sorgenti, manutenibilità e documentazione.

Che cosa chiedono oggi i CAM per l’illuminazione interna

Il criterio 2.3.4 dei CAM Edilizia 2025 si applica alle nuove costruzioni, alle demolizioni e ricostruzioni, alle ristrutturazioni, al restauro e risanamento conservativo e, quando si sostituiscono sistemi o apparecchiature di illuminazione, anche agli interventi di manutenzione.

In sintesi, il progetto deve prevedere:

  • impianti conformi alla UNI EN 12464-1:2021 per i posti di lavoro in interni;
  • sistemi automatici di accensione, spegnimento e dimmerazione basati su orari, luce naturale, occupazione e livello di illuminamento, tali da raggiungere la classe B delle funzioni di controllo dell’illuminazione secondo la UNI EN ISO 52120-1:2022, negli edifici non residenziali e nelle aree comuni di quelli residenziali;
  • per abitazioni, scuole e uffici, sorgenti LED con durata minima 50.000 ore L90B10;
  • una Relazione CAM di progetto che spieghi come il criterio è stato recepito.

Già da questo elenco emerge il punto decisivo: solo una parte di tali requisiti è fotometrica. Ed è proprio quella che DIALux evo può affrontare con maggiore efficacia.

La matrice corretta: cosa verifica davvero DIALux evo?

RequisitoSupporto di DIALux evoChe cosa serve oltre al software
Prestazioni UNI EN 12464-1Sì, tramite calcoloModello corretto, profilo d’uso, fattore di manutenzione e assunzioni documentate
Contributo della luce naturaleSì, come simulazioneProgetto dei sensori, logiche daylight harvesting, taratura e collaudo
Classe B dei controlli secondo UNI EN ISO 52120-1Solo parzialmenteSchema funzionale, matrice dei controlli, componenti, programmazione e asseverazione
Durata LED 50.000 h L90B10NoScheda tecnica e documentazione del produttore
Relazione CAMFornisce evidenzeRelazione firmata che coordini tutti i mezzi di prova
Prestazioni dell’impianto installatoNoCommissioning, misure in campo e verbali di verifica

1. La parte che DIALux può verificare bene: quantità e qualità della luce

Se il modello è impostato correttamente, DIALux evo permette di calcolare e documentare molti dei parametri richiamati dalla UNI EN 12464-1:

  • illuminamento medio mantenuto e uniformità;
  • zone del compito visivo, aree immediatamente circostanti e aree di sfondo;
  • illuminamenti su pareti, soffitti e superfici di calcolo;
  • illuminamento cilindrico e altri parametri richiesti dal profilo selezionato;
  • abbagliamento UGR, nelle condizioni in cui il metodo è applicabile;
  • distribuzioni di luminanza, isolinee e falsi colori;
  • potenza installata, scenari e valutazione energetica.

Il software ufficiale DIALux evo consente infatti di progettare e calcolare illuminazione interna, esterna, stradale e di emergenza, integrando anche la luce naturale e la valutazione energetica.

Ma “calcolare” non significa “garantire”. Il risultato è attendibile quanto lo sono i dati inseriti. Geometria semplificata, riflettanze generiche, arredi mancanti, file fotometrici non aggiornati o un fattore di manutenzione scelto senza criterio possono produrre un report formalmente ordinato ma tecnicamente debole.

Per approfondire il metodo dietro questi parametri, è utile leggere anche l’articolo LightAcademy UNI EN 12464-1:2021 spiegata ai progettisti.

2. Luce naturale: DIALux simula il contributo, non certifica il controllo

DIALux può studiare l’interazione tra luce diurna e luce artificiale. Questo aiuta a individuare le zone prossime alle finestre, valutare differenti condizioni e stimare dove la regolazione del flusso può ridurre i consumi.

Tuttavia, i CAM non chiedono soltanto che la luce naturale sia “presente nel modello”: chiedono che l’impianto reagisca realmente agli apporti luminosi. Per dimostrarlo occorre definire almeno:

  • zone di regolazione coerenti con la profondità dell’ambiente e con gli affacci;
  • posizione, campo di lettura e soglia dei sensori;
  • setpoint di illuminamento e curve di dimmerazione;
  • priorità tra presenza, orario, comando manuale e luce diurna;
  • modalità di taratura e prova funzionale in opera.

Una simulazione daylight può quindi motivare il progetto del controllo, ma non dimostra che sensori, driver e logiche siano stati installati e programmati correttamente.

3. Classe B: il limite più importante del report DIALux

La richiesta della classe B secondo UNI EN ISO 52120-1 riguarda le funzioni di automazione e controllo dell’edificio. DIALux può confrontare scenari, orari di utilizzo e risparmi potenziali, ma non assevera la classe del sistema BACS.

Non basta quindi scrivere “impianto DALI”, “KNX” o “controllo tramite sensori”. Un protocollo è un mezzo, non la prova del risultato. La conformità dipende dalle funzioni effettivamente implementate, dalla suddivisione in zone, dalla programmazione, dal monitoraggio e dalle prove finali.

Per la verifica del sistema realizzato, il riferimento utile è la UNI/TS 11651:2023, che definisce una procedura di asseverazione dei sistemi di automazione e regolazione in conformità alla UNI EN ISO 52120-1.

4. L90B10: un dato di prodotto che DIALux non può ricavare

Nei progetti per abitazioni, scuole e uffici i CAM richiedono sorgenti LED con una durata minima di 50.000 ore L90B10. In termini pratici, al termine del periodo dichiarato la grande maggioranza dei LED deve mantenere almeno il 90% del flusso iniziale secondo la definizione adottata dal criterio.

Questo valore non si ricava dalla curva fotometrica LDT o IES e non viene “calcolato” da DIALux. Deve essere fornito e documentato dal produttore. Attenzione anche a non considerare equivalenti dati differenti: L80B20 non dimostra automaticamente L90B10, così come una generica “vita utile 50.000 h” non è sufficiente se manca la specifica prestazionale richiesta.

E per l’illuminazione pubblica?

Il criterio 2.2.5 dei CAM Edilizia 2025 rinvia espressamente ai CAM Illuminazione Pubblica del D.M. 27 settembre 2017 quando si realizza o riqualifica un impianto pubblico.

In questo ambito DIALux è molto utile per verificare, dopo aver definito correttamente la categoria illuminotecnica, i parametri della serie UNI EN 13201: luminanza o illuminamento, uniformità, incremento di soglia TI e illuminazione delle zone limitrofe. Può inoltre supportare l’analisi energetica e la valutazione delle emissioni luminose.

Restano però fuori dal software due responsabilità decisive:

  • la selezione della categoria illuminotecnica e l’analisi dei rischi secondo la UNI 11248:2016, che sono scelte motivate del progettista;
  • la verifica dei requisiti CAM di sorgenti e apparecchi, della documentazione di prodotto e delle prescrizioni nazionali, regionali o locali sull’inquinamento luminoso.

Anche quando il software valuta la luce dispersa o intrusiva, il progettista deve selezionare il riferimento corretto e confrontarlo con le disposizioni applicabili. La UNI 10819:2021, ad esempio, definisce metodi di calcolo e verifica per il flusso disperso verso l’alto e per la luce intrusiva negli impianti esterni.

Un flusso operativo pratico in 6 passaggi

  1. Definire campo di applicazione e criteri pertinenti. Leggere DIP, capitolato e versione vigente dei CAM prima di aprire il software.
  2. Creare una matrice di conformità. Per ogni requisito indicare elaborato, responsabile, mezzo di prova e fase di verifica.
  3. Costruire il modello fotometrico. Inserire geometria, ostacoli, riflettanze, aree del compito, profili normativi, fattori di manutenzione e apparecchi reali.
  4. Separare gli scenari. Calcolare la condizione di progetto e confrontare scene, apporti diurni, regolazioni e condizioni di esercizio senza confonderli.
  5. Progettare i controlli fuori da DIALux. Preparare schema funzionale, zone, sensori, setpoint, orari, priorità dei comandi e requisiti di commissioning.
  6. Chiudere il ciclo con documenti e misure. Integrare il report di calcolo con schede prodotto, Relazione CAM, piano di manutenzione, prove funzionali e verifiche in campo.

Checklist degli elaborati da consegnare

  • relazione illuminotecnica e report DIALux con versione del software;
  • criteri di calcolo: geometria, riflettanze, fattore di manutenzione, griglie e profili normativi;
  • elenco apparecchi e file fotometrici utilizzati;
  • schede tecniche e prova del requisito 50.000 h L90B10, quando applicabile;
  • schema del sistema di controllo e matrice delle funzioni per la classe B;
  • posizione e logica di sensori di presenza e luce diurna;
  • Relazione CAM di progetto con rimando puntuale agli allegati;
  • piano di manutenzione, commissioning e verbale delle misure finali.

La regola da ricordare

DIALux verifica il comportamento previsto della luce. I documenti verificano i prodotti e le scelte progettuali. Il commissioning verifica l’impianto reale.

La conformità CAM nasce dall’unione di questi tre livelli. Usare DIALux come “generatore di relazione” riduce il progetto a numeri; usarlo come strumento di decisione permette invece di motivare le scelte, confrontare soluzioni e costruire evidenze tecniche solide.

Per imparare a impostare un modello corretto, leggere i risultati e trasformarli in un progetto professionale, scopri il Corso DIALux evo di LightAcademy.


Domande frequenti

Il report DIALux dimostra da solo la conformità CAM?

No. Dimostra i risultati del modello illuminotecnico e supporta la relazione, ma non prova durata dei LED, classe del sistema di controllo, corretta installazione o prestazioni misurate in campo.

DIALux può certificare la classe B secondo UNI EN ISO 52120-1?

No. Può supportare scenari energetici e logiche progettuali, mentre la classe dipende dalle funzioni realmente previste e realizzate e deve essere verificata con la documentazione e le procedure pertinenti.

Qual è il CAM Edilizia oggi vigente?

Alla data di aggiornamento di questo articolo è il D.M. 24 novembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026. Per l’illuminazione interna il riferimento è il criterio 2.3.4.

DIALux può verificare il requisito L90B10?

No. È una caratteristica di durata della sorgente LED che deve essere documentata dal produttore; non è ricavabile dal solo file fotometrico.


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